Biofiltro per l’Abbattimento Odori: voglio svelarti come farlo lavorare al suo massimo

Biofiltro per l'abbattimento odori - come attivarlo per farlo rendere al massimo

Di cosa ti parlerò

 

Non riesci a capire come “diamine” far funzionare il tuo Biofiltro? Dicevano: è facile, devi solo innaffiarlo …dicevano!
Non disperare, ecco cosa devi fare.

 

“Non trovare il difetto. Trova il rimedio.
– Henry Ford

 

 

Il biofiltro è senz’altro, ad oggi, il sistema biologico più semplice, performante e versatile, per l’eliminazione dei cattivi odori dagli effluenti gassosi canalizzati.

Lavora agevolmente su grandi portate, con elevate concentrazioni di odorigeni, raggiungendo ottimi rendimenti di abbattimento ed assicurando, al contempo, una discreta flessibilità e capacità di adattamento alle fluttuazioni stagionali, sia nella composizione che nel carico.

Che dire, la biofiltrazione è sicuramente un’ottima tecnologia e comporta costi di investimento neanche troppo eccessivi, anche se comunque rientra in una logica progettuale di insieme che, a mio parere, ha ancora troppe falle e punti deboli.

 

Ma il Biofiltro è utile?

Sì, certo, ma diciamo che il presupposto fondamentale affinché un biofiltro possa essere impiegato con successo, è che tutte le operazioni a rischio di formazione di cattivi odori, siano condotte in ambienti confinati, in leggera depressione e dai quali sia possibile intercettare tutta l’aria maleodorante e convogliarla verso il biofiltro.

…che solitamente è posto giù a valle, lontano da tutto, spesso anche a qualche centinaio di metri di distanza dal punto di origine dei cattivi odori.

 

Già solamente descrivendolo così, immagino che anche tu avrai notato, come siano immediatamente percepibili alcuni punti deboli.

 

Nell’articolo “Abbattimento Odori nei Compostaggi Industriali“, ho già elencato tutti i principali rischi di questa strategia progettuale, che rimanda l’eliminazione dei cattivi odori ad un sistema posto a valle di tutto, in fondo e lontano dal processo produttivo che li ha generati, rispetto ad una strategia che invece preveda di eliminarli immediatamente, proprio lì, dove vengono prodotti.

Biofiltro per l'abbattimento odori, costruito lontano dall'impianto

Se ti va, dagli un’occhiata, anche perché, se lavori o gestisci un impianto di compostaggio industriale o di bioessiccazione, sicuramente anche tu, ogni santo giorno, ti troverai costretto a combattere, per “mettere una pezza” a tutte quelle falle gestionali, che possono mandare a ramengo tutti gli investimenti fatti per contenere i cattivi odori …soprattutto se il tuo impianto si trova nelle vicinanze di aree residenziali!

 

Mi farebbe piacere avere da te un qualche feedback, sapere cosa ne pensi e se hai qualche altra testimonianza da aggiungere a quell’elenco.

Per completezza di informazione, sappi che, con modalità diverse, analogo ragionamento viene spesso applicato, anche a tutte le altre attività industriali maleodoranti, come addirittura negli impianti di depurazione acque, dove spesso si opta per la realizzazione “posticcia” di un ambiente confinato, mediante grossi tappi “adattati” alle vasche più critiche, per poter aspirare e convogliare i cattivi odori al biofiltro, …posto anche in questo caso, a decine di metri di distanza.

 

Quindi, lo scartiamo a priori il biofiltro?

No, affatto! Con questo, non voglio dire che dobbiamo buttare via il bambino con l’acqua sporca!

Nonostante tutte le pecche che “l’intero sistema” può avere, il biofiltro resta comunque un’ottima tecnologia naturale, ecologica e, in un certo senso, economica. Infatti, limitando il più possibile tutte le falle del sistema e gestendolo con le dovute cure ed attenzioni, il biofiltro fa comunque il suo sporco lavoro egregiamente.

Sì, hai letto bene, parlo di “cure ed attenzioni“, perché il biofiltro è una tecnologia viva, tanto semplice quanto delicata e che, per mantenerla sempre in salute ed a pieno regime, occorre avere per lui cure ed attenzioni, da buon padre di famiglia.

 

Dopotutto funziona grazie a dei microscopici esserini viventi, stoici e non sindacalizzati che, se gli crei il giusto ambiente con le condizioni ottimali, lavoreranno instancabilmente, senza tregua ed al massimo delle loro potenzialità.

Questo concetto, buttato così, un po’ come fosse una battuta, è in realtà il vero punto cruciale di tutto il biofiltro: “creare e mantenere” quest’ambiente e queste condizioni ottimali, fa la differenza tra avere un biofiltro che “vive” e che lavora al massimo delle sue potenzialità, o avere una riserva di legname, che forse non è neanche buona per il caminetto.

 

 

Quali sono le condizioni ottimali per un biofiltro?

Semplificando al massimo, affinché un biofiltro possa svolgere correttamente il suo lavoro, devi necessariamente fare in modo che sia, e che si mantenga sempre, biologicamente attivo. Per garantire questo, è necessario che i parametri vitali, come: temperatura, umidità e pH, siano sempre mantenuti costanti e su valori ottimali.

Sulla corretta taratura di questi parametri, esistono diverse scuole di pensiero, essenzialmente dipendenti dalla tipologia di biomassa filtrante impiegata. Sono parametri che dovrebbero essere forniti dal costruttore, con una sorta di Scheda Tecnica del materiale.

In ogni caso, in linea di massima, stiamo parlando di:

    • Temperatura: 20-40°C
    • Umidità: 60-80%
    • pH: 7-8

Anche il materiale di riempimento del biofiltro dev’essere scelto accuratamente, poiché è da esso che i microrganismi dovranno trarre tutti quei nutrienti, necessari per il loro metabolismo e la loro crescita cellulare (o riproduzione).

Non sottovalutare quest’ultimo aspetto, perché la mancanza o lo squilibrio tra questi nutrienti, può determinare un rallentamento o un malfunzionamento nel tuo biofiltro.

Considera che oltre il 95% del peso dei microrganismi presenti ed attivi in un biofiltro è costituito da: Carbonio (C), Ossigeno (O), Idrogeno (H), Azoto (N), Zolfo (S) e Fosforo (P) (componenti fondamentali di proteine, grassi, carboidrati, etc.), anche se poi, i parametri maggiormente vincolanti sono C:N:P che solitamente, in un biofiltro, sono sui 100:25:1.

 

Quindi cosa succede, se tutti questi parametri sono tarati correttamente, su ogni singolo elemento che costituisce il letto filtrante, si formerà un sottile “biofilm” (matrice polimerica extracellulare) dalla consistenza gelatinosa, prodotta dagli stessi microrganismi, in grado di ospitare e proteggere il complesso microambiente, costituito da tutte le diverse colonie microbiche, che convivono e collaborano tra di loro.

In pratica, ecco come dovrebbero apparire gli elementi di cippato, rivestiti dal Biofilm, in un biofiltro sano e perfettamente funzionante. Questa sorta di gelatina che vedi nelle foto, è il vero motore pulsante del biofiltro.

Biofiltro - biofilm 2

Biofiltro - biofilm 1

 

Come puoi ben immaginare, la formazione di questo biofilm, è un processo piuttosto complesso e laborioso, che comporta un notevole dispendio di energie, da parte dei batteri. È un investimento che fanno, per costruirsi il loro habitat ideale e funzionale. Più veloce è questo processo, prima il biofiltro inizierà a lavorare bene.

Converrai quindi con me, su quanto possa essere delicato l’avvio di un biofiltro e di come la procedura per ottimizzare l’attivazione ed il mantenimento, sia in realtà una pratica che richieda tantissima attenzione, cura e precisione e non possa assolutamente essere lasciata al caso.

 

Come viene attivato solitamente un biofiltro?

Diciamo che, nella prassi comunemente adottata, le metodiche di attivazione di un biofiltro, possono essere raggruppate in 3 principali modalità:

  1. Alla nuova biomassa filtrante, viene mescolato del compost maturo, avendo cura di scegliere ovviamente, le frazioni più grossolane alle quali far seguire un bel trattamento di depolverazione;
  2. Il materiale di riempimento, ricavato dagli sfalci vegetali provenienti dalla manutenzione delle aree forestali e delle zone verdi, dopo essere stato sfibrato con speciali trituratori, viene sottoposto ad un breve processo di compostaggio, il tanto necessario per attivarlo microbiologicamente, senza comprometterne però la resistenza del materiale stesso;
  3. Si vaglia il vecchio biofiltro, cercando di recuperare un minimo di frazioni ancora buone e riutilizzabili, per rimescolarle insieme alla nuova biomassa filtrante.

 

OK, si tratta di prassi che, in qualche modo, alla fine, riescono comunque a creare un minimo di attività biologica nel biofiltro, ma mi lascia un tantino perplesso, per alcuni punti deboli che ho avuto modo di rilevare, in diverse occasioni.

Provo a sintetizzarne qualcuna, giusto per rendere l’idea:

  1. In natura, esistono tantissime specie microbiche (batteri, muffe, funghi, lieviti, etc.) ed ognuna ha delle sue specifiche peculiarità e funzioni. Non è affatto detto che la popolazione microbica che si è acclimatata in matrici organiche come il compost maturo o, che si selezioni nel rapido compostaggio degli sfalci da manutenzione delle aree verdi, sia anche ottimale e funzionale per il biofiltro. Cioè, il concetto “i batteri sono tutti uguali e uno vale l’altro” non funziona, perché non tutti possono essere in grado di operare una metabolizzazione così rapida dei Composti Organici Volatili maleodoranti che si assorbono sul biofilm del biofiltro;
  2. I microrganismi hanno dimensioni e mobilità molto limitate, quindi non è affatto detto che mescolando della biomassa attiva (compost maturo, biomassa attiva del vecchio biofiltro, etc.) in mezzo al materiale ancora inerte del biofiltro nuovo, garantisca che i microrganismi siano in grado, nel breve periodo, di migrare e colonizzare tutto il volume del biofiltro. Ciò espone al rischio di avere per mesi, diverse zone inattive, dalle quali il cattivo odore può fluire via indisturbato;

 

A seconda del materiale di riempimento scelto e delle condizioni climatiche del posto, ti posso garantire che, per mia esperienza diretta, possono volerci anche 6 mesi prima di portare a regime un biofiltro, senza considerare che inizialmente, la biomassa filtrante stessa, una volta bagnata, spesso puzza di legno marcio! …non migliorando di certo la situazione.

In ogni caso, anche una volta raggiunta una “condizione di regime“, se le colonie batteriche che si sono sviluppate non sono quelle ottimali, il biofiltro ti lavorerà sempre pericolosamente troppo vicino al limite massimo concesso per le emissioni maleodoranti. Intendo dire che una gran parte dei campionamenti periodici che vengono fatti su questi biofiltri, quando lavorano bene, restituiscono misure che oscillano sempre tra i 290 e le 350 UO/mc. Basta niente, Saturno in opposizione o il Capricorno non entri nella quinta casa, che la lettura ti schizza a 1.000 UO/mc e ti mandi in vacca tutta la media del biofiltro!

 

Biofiltro: semina ed attivazione con specifico attivatore biologico

 

Come attivo io un biofiltro?

Per me, un biofiltro che lavora correttamente ed a pieno regime, deve restituirmi in uscita, non più di un massimo di 80-120 UO/mc! Per ottenere questi valori, è necessario garantire sin dall’avvio, una gestione corretta, che significa: effettuare una semina del biofiltro, impiegando solamente preparati microbici specifici ed assolutamente specializzati ed ottimizzati per questo tipo di mansione.

 

In commercio esistono diversi Attivatori Biologici, funzione della tipologia di effluente da deodorizzare, ma, per la stragrande maggioranza dei casi, il mio preferito è senza dubbio il BFL Odour Clean, prodotto da una multinazionale irlandese, che nel settore oramai bazzica con successo, da oltre 40 anni.

I microrganismi che compongono il BFL Odour Clean, come suggerisce il nome stesso, sono specializzati nel metabolizzare tutti i composti volatili maleodoranti, generati principalmente per via biologica (i famigerati COV – Composti Organici Volatili).

Viene fornito sotto forma di un liquido bianco opaco, caratterizzato da una leggera e gradevole profumazione di limone, che solitamente sparisce nell’arco di 24 ore. Questo profumo, sul biofiltro ha solamente una funzione di tracciante, ossia permette di mantenere appunto una traccia olfattiva delle zone già trattate.

 

Il BFL Odour Clean di base, parte da una conta batterica superiore a 4 x 107 c.f.u./ml

(c.f.u.: Unità Formanti la Colonia).

 

Questi batteri, vengono spediti in una sorta di stato dormiente. Sia l’attivazione che l’utilizzo sono estremamente semplici ed immediati: basta miscelarli in acqua, possibilmente tiepida (intorno ai 25-30°C) e con un rapporto di diluizione 1/100 che, in pochi minuti si attivano e saranno pronti all’uso.

La diluizione, non è tanto importante di per se, ma è appositamente calcolata per veicolare correttamente i microrganismi attraverso tutto il volume del biofiltro e garantirne la completa colonizzazione.

Biofiltro: semina ed attivazione con specifico attivatore biologico

NOTA BENE

Per poter raggiungere velocemente un ottimo risultato, occorre che l’attivatore biologico, venga irrorato solamente una volta che il biofiltro sia stato completato, pronto all’uso ed acceso.

Cosa significa? Il biofiltro, dovrà essere prima bagnato, sino al raggiungimento dell’umidità di progetto poi, poco prima di attivarlo, si consiglia di accendere i ventilatori in modo da iniziare a farci filtrare dentro l’aria carica dei vari composti odorigeni.

Questa condizione ha un doppio vantaggio:

1)  Far trovare già da subito del nutrimento ai microrganismi nel momento in cui arriveranno affamati, permetterà loro di iniziare immediatamente a lavorare ed a moltiplicarsi;

2)  Insufflando aria dal basso, verrà rallentato lo sgocciolamento, impedendo così che una parte del liquido carico biologicamente, possa percolare e sgocciolare al di sotto del letto filtrante, andando sprecato.

 

 

Come ti potenzio un biofiltro?

Vuoi conoscere un trucchetto per “dopare” il tuo biofiltro?

Ti ricordi che prima ti ho parlato della necessità di tenere d’occhio i macronutrienti, per ottimizzare e garantire l’attività metabolica e la crescita cellulare nel biofiltro, e che gli elementi maggiormente vincolanti erano l’Azoto ed il Fosforo? Bene! Se vuoi dare un’accelerata al tuo biofiltro, barando solo un pochino, prova a dosargli in acqua delle quantità calcolate di Urea e Fosfato Disodico. Sono composti chimici utilizzati come semplici fertilizzanti e facilmente reperibili in qualsiasi negozio specializzato.

A cosa servono? L’aumento della disponibilità di Azoto e Fosforo nel biofiltro, creerà uno squilibrio verso questi macronutrienti, che incrementerà notevolmente la fame di Carbonio nei microrganismi (ricordi C:N:P – 100:25:1). Siccome il Carbonio è presente in grosse quantità nell’effluente gassoso da trattare, questa nuova ed elevata disponibilità di nutrienti minori, accelererà tantissimo lo sfruttamento del Carbonio per l’attività metabolica e la riproduzione cellulare, portando il tuo biofiltro verso rendimenti altissimi.

Provare per credere!

 

Biofiltro: semina ed attivazione con specifico attivatore biologicoBiofiltro come appare dopo il trattamento

 

Come capire se un biofiltro sta funzionando correttamente?

Il modo più rapido ed empirico che conosco, per verificare se il tuo biofiltro sta funzionando correttamente è a naso. Sicuramente starai pensando: “e certo, dopo neanche 5 minuti che sono lì, il mio naso si è abituato all’odore e non sento più niente! Ma che dici?”. Hai ragione funziona proprio così, come ho anche descritto nel mio articolo su come funziona l’olfatto.

Ti voglio svelare un piccolo trucchetto per resettare completamente l’olfatto e permettergli di sentire nuovamente se c’è del cattivo odore: portati una bustina con dei granuli di caffè (va bene anche il caffè in polvere, nel caso), mettici il naso dentro e respiraci per almeno un minuto. Il caffè, ha una miscela di profumi molto varia e complessa, in grado di resettare completamente il tuo naso.

Satura il tuo sistema olfattivo con la fragranza del caffè e vedrai che, quando toglierai il naso dalla bustina, risentirai pienamente tutti i miasmi, come se fossi appena arrivato.

Biofiltro funzionante a pieno regime sentilo a naso resettandolo prima

Diciamo che, se il tuo biofiltro sta lavorando bene, inchinandoti ed annusando il cippato da vicino, non dovresti sentire puzza.

Bonus

Un altro trucchetto per valutare in un modo semplice ed immediato, se il tuo biofiltro sta lavorando bene?

Controlla se sopra ci sono delle mosche. Se il tuo biofiltro sta lavorando bene, non vedrai neanche una mosca sopra. Intorno ce ne saranno sicuramente, ma non le vedrai posate sulla superficie del biofiltro.

Facci caso, dovresti anche poter notare un bel veleggiare di ragnatele integre ed intonse, proprio perché non ci sono mosche da catturare, prede privilegiate su un biofiltro.

Biofiltro funzionante a pieno regime, senza mosche sopra

 

Conclusioni

Anche se continuo ad essere dell’opinione che, i cattivi odori debbano essere eliminati esattamente lì dove, e nel momento stesso in cui vengono prodotti, senza trascinarseli per decine di metri sino ad un impianto di trattamento finale, ritengo che, riuscendo a contenere tutte le possibili fughe ed imprevisti che si possono verificare lungo questo tragitto, il biofiltro, resti comunque una tecnologia ottima e performante, che mi sento di consigliarti.

Però, per farlo lavorare al massimo delle sue potenzialità, bisogna prestare molta attenzione alla sua semina ed attivazione e gestirlo con cura ed amore paterno.

Per me un ottimo risultato è raggiunto quando i Campionamenti olfattometrici effettuati sul biofiltro, dopo neanche 24 ore dal trattamento, mi restituiscono già valori di emissioni odorigene non superiori alle 140-150 UO/mc. Quando poi, il biofiltro è trattato e manutenzionato correttamente, nel lungo periodo dovrà garantire un livello medio costante di emissioni odorigene non superiori alle 80-100 UO/mc.

 

Sapevi già come funziona un biofiltro? Ti ho saputo dare delle buone dritte per permetterti di capire se il tuo biofiltro sta lavorando bene, come dovrebbe?

Se hai bisogno di informazioni, chiarimenti o anche assistenza sia per la scelta che per la fornitura dell’Attivatore Biologico da utilizzare per il tuo biofiltro, non esitare a chiamarmi, ho la soluzione anche per il tuo biofiltro.

Ciao.

 

 

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